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Paragrafo  2  .  Il  centrosinistra "non organico" avvia  e  frena  le

riforme.

     
Il   2   febbraio  1962,  due  giorni  dopo  la  fine  del   congresso
democristiano, il governo Fanfani si dimise, per far posto ad un nuovo
esecutivo  presieduto dallo stesso Fanfani e composto  da  DC,  PRI  e
PSDI,  che in parlamento ottenne l'astensione dei socialisti. Si form
cos  il  primo  governo  di  centrosinistra,  anche  se  ancora  "non
organico", cio senza la partecipazione diretta dei socialisti. Questi
ultimi,  comunque, collaborarono alla elaborazione del programma,  che
prevedeva   obiettivi   particolarmente   significativi,   quali    la
nazionalizzazione      dell'industria     elettrica,      l'attuazione
dell'ordinamento  regionale previsto dalla  costituzione,  la  riforma
urbanistica,  l'imposizione fiscale nominativa sui titoli  azionari  e
l'istituzione della scuola media dell'obbligo.
     La   nazionalizzazione  dell'industria  elettrica,  chiesta   dai
socialisti  come  condizione per il loro sostegno  al  governo,  venne
approvata   dal  parlamento  nel  novembre  del  1962;   la   gestione
dell'intero  settore  fu  affidata all'ente  nazionale  per  l'energia
elettrica  (ENEL), gli indennizzi attribuiti alle societ  espropriate
furono assai elevati. La reazione degli industriali fu negativa: molti
trasferirono i propri capitali all'estero.
     Nel  dicembre  del 1962 venne decisa l'istituzione  della  scuola
media  unificata  obbligatoria,  con la  quale  vennero  eliminate  le
differenziazioni  presenti  nel precedente ordinamento.  Quest'ultimo,
infatti,   prevedeva   che   i  ragazzi,  terminate   le   elementari,
scegliessero tra la scuola di avviamento professionale, che  preparava
allo svolgimento di un mestiere, e la media inferiore, che forniva una
preparazione  utile per il proseguimento degli studi  e  che  pertanto
solo  le famiglie pi abbienti si potevano permettere (alla fine degli
anni  Cinquanta solo il 20% dei ragazzi di 13-14 anni aveva conseguito
la licenza media).
     Nel  dicembre  del  1962 venne promulgata  anche  una  legge  che
istituiva  la  cedolare  d'acconto  sui  titoli  azionari,  ossia   il
pagamento  di una ritenuta fiscale del 15% al momento della  divisione
degli utili. Lo scopo era quello di contenere l'evasione fiscale, resa
possibile  dal  precedente sistema fondato sulla denuncia  annuale  da
parte  dei  possessori  di  titoli (solo  circa  il  10%  degli  utili
derivanti  da  azioni  erano dichiarati al fisco).  Il  provvedimento,
approvato  dal  parlamento  con il voto dei comunisti,  suscit  forti
resistenze e increment la fuga dei capitali all'estero. Tra gennaio e
febbraio  1964, comunque, alcune modifiche sostanziali  lo  renderanno
praticamente inefficace.
     L'avvio  del  programma  riformistico suscit  la  preoccupazione
delle  forze  economico-sociali moderate e  conservatrici,  tanto  che
parte  della DC inizi ad ostacolarne l'attuazione. Un primo risultato
fu   la  mancata  realizzazione  dell'ordinamento  regionale,  che  la
democrazia cristiana temeva potesse rafforzare le sinistre  a  livello
locale, sconvolgendo gli equilibri politici nazionali.
     
     p 220 .
     
     Bloccata  sul  nascere fu la riforma urbanistica; un  disegno  di
legge,  presentato dal ministro dei lavori pubblici, il  democristiano
Fiorentino  Sullo,  e  volto a sottoporre  al  controllo  pubblico  lo
sviluppo edilizio, incontr infatti la decisa ostilit delle categorie
interessate,  cio  di  proprietari  terrieri,  imprese  edilizie   ed
istituti  finanziari, che sino ad allora avevano operato in condizioni
di  quasi  totale  libert, realizzando enormi  profitti.  L'imminenza
delle  elezioni politiche influ sul dibattito: le forze conservatrici
presentarono   il   progetto   come   un   primo   passo   verso    la
collettivizzazione, la segreteria della DC si dissoci dalla  proposta
del suo ministro e la riforma urbanistica venne pertanto accantonata.
